IranianWebGate
Da giorni arrivano notizie poco confortanti dall’Iran. Repressioni, sospetti di brogli elettorali, libertà di stampa e di espressione ridotta all’osso, scontri violenti tra manifestanti e polizia in carica continua. Ai giornalisti stranieri, inviati sul posto per seguire le elezioni presidenziali, sono state ritirate le tessere speciali, in altre parole i lasciapassare che garantiscono loro la protezione necessaria. Filmare in modo ufficiale non è impresa facile.
E allora l’informazione si sposta su altri canali: sceglie la rete, quei famigerati social media che l’attuale presidente Mahmud Ahmadinejad aveva cercato e cerca in tutti i modi di controllare. Prima delle elezioni Facebook era stato bloccato. Attraverso Google, come già accade in Cina, non è possibile raggiungere i siti che parlano di politica in apperta opposizione alla linea presidenziale ed a favore del candidato progressista Mousavi, uscito sconfitto dalle urne ma non senza pesanti sospetti sulla regolarità del voto.
Oggi l’Onda Verde, il movimento che si oppone ad Ahmadinejad e sostiene il suo principale avversario, ha dichiarato che l’unico modo per diffondere le informazioni e la verità è Twitter. Come dire Social Media come nuovo strumento per la rivoluzione sociale, per diffondere notizie e conoscenza contro lo strapotere dei governio e di quei media tradizionali che la cattiva politica controlla ed orienta.
Sulla rete non si contano gli appelli ad utilizzare i social media e i social network per fare conoscere i fatti. Unica cautela quella di pubblicare il tutto usando lingue straniere in modo da rendere più difficile l’intercettazione dei messaggi e, allo stesso tempo, raggiungere il maggior numero di persone nel mondo. Intanto nei giorni scorsi le scene di repressione dura avevano fatto il giro del mondo grazie ai telefonini e YouTube, dove i video degli scontri di piazza sono stati caricati pochi minuti dopo gli incidenti stessi, ricevendo centinaia di migliaia di contatti nel giro di poche ore. Nello stesso momento la televisione e gli organi di informazione ufficiali del regime di Teheran si affrettavano a coprire le stesse notizie con una cappa di menzogne. Risultato: la magra figura si commenta da sola.
Poche ore fa, intanto, un gruppo di hacker ha messo in rete un invito aperto, una richiesta di collaborazione a tutti coloro i quali vogliono unirsi alla crociata tecnologica in favore della democrazia in Iran. L’idea è quella di organizzare un attacco in simultanea ai siti istituzionali del paese islamico con l’obiettivo di oscurararli. Se qualcosa dovesse cambiare in Iran nei prossimi giorni, se i voti dovessero essere conteggiati ancora e riscontrati brogli tali da stravolgere il primo risultato delle urne che ha consegnato il potere nelle mani di Ahmadinejad per un nuovo mandato presidenziale, allora si sarebbe di fronte alla prima rivoluzione social-tecnologica. Un nuovo modo di opporsi alla cattiva politica che soffoca le libertà unendo il tradizionale strumento della piazza a quello dell’agorà virtuale. Una sola differenza corre tra le due: nella prima i militari possono sparare ad altezza d’uomo e caricare per reprimere. Nella seconda le loro gesta finiscono su milioni di computer scatenando l’indignazione generale. Senza filtri.
Dite la Vostra…
Saluti
Like this:
Questo post è stato pubblicato il 17 giugno 2009 alle 2:00 pm ed è archiviato in Varie, Web & Politics con i tag Ahmadinejad, elezioni, Facebook, Iran, Muosavi, Onda Verde, social media, twitter. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.